Santa Gianna Beretta Molla e San Paolo VI
Tesori di Casa Nostra

NOSTRA SIGNORA DI LA SALETTE

Seconda metà del XIX sec. - Affresco

cortile privato - via S. Teresa 4, Magenta


L

Il 19 settembre 1846 la Madonna appare a due pastorelli, Maximin e Mélanie, sulle falde di una montagna in una zona detta La Salette nella Francia sud-orientale. La Madonna piange per le sorti dell’umanità e ordina ai pastorelli di diffondere a tutti il suo messaggio. La Chiesa riconoscerà definitivamente l’apparizione nel 1851 e da allora La Salette diventerà meta di migliaia di pellegrini. In uno dei cortili più antichi di Magenta, ancora oggi esistente e conosciuto dai magentini con il nome di “Stalàsc”, su di una parete esterna è affrescata l’immagine di Nostra Signora di La Salette proprio come venne raffigurata nelle immagini votive ottocentesche.


La Madonna è rappresentata con un lungo abito, il caratteristico copricapo ornato di rose e un vistoso crocifisso al collo. Alle sue spalle è visibile un grande bagliore e di fianco i due pastorelli in contemplazione mentre i loro animali pascolano. Non siamo in possesso di documenti che possano certificare con esattezza l’autore. La famiglia proprietaria dello stabile sul quale insiste il dipinto però tramanda di generazione in generazione la storia di un soldato francese che, scampato al massacro durante la Battaglia di Magenta del 4 giugno 1859, realizza l’affresco in segno di ringraziamento alla Madonna di La Salette. L’episodio del soldato francese non fa che confermare l’utilizzo dei cortili magentini, subito dopo la battaglia, come “ospedali da campo”, situazione riportata in diverse ricostruzioni della battaglia stessa. Oltre che come ex voto, il dipinto potrebbe quindi essere stato realizzato dall’autore come segno di ringraziamento per gli abitanti del cortile che gli avevano prestato assistenza. Con questo dipinto rimane visibile ancora oggi la testimonianza di una devozione popolare che interpella anche noi e ci impegna a salvaguardarla e tramandarla.

MADONNA IMMACOLATA

Seconda metà del XIX sec. - Statua in gesso policromo

Cappella del Refettorio di Comunità “Don Giuseppe Locatelli” in Magenta


La statua della Vergine che vediamo qui riprodotta, per più di cento anni ha guardato migliaia di bambini e ragazzi nel momento della loro crescita non solo religiosa. Si trovava allora presso la chiesetta dell’Oratorio Maschile di Magenta dove ora c’è il Cinemateatro Nuovo. Quando si decise la ricostruzione dell’Oratorio (primi anni’80), con annessa nuova Cappella, la statua venne messa in un ripostiglio fino al 1989 quando trovò sistemazione presso il Centro Rionale San Francesco e Santa Chiara appena costruito (divenuto sede del Refettorio nel 2016). Oggi la Vergine rivolge il suo sguardo benevolo su una delle attività caritative più significative presenti in città, “Non di Solo Pane”. La statua della Madonna si sente naturalmente a casa sua, in un posto dove la condivisione dei bisogni primari delle persone viene praticata quotidianamente, ma guardandola bene, alle volte, sembra di notare nei suoi occhi una certa nostalgia per quel brusio di ragazzi che non smette neanche in chiesa.

CENA DI EMMAUS

Mario Bogani - 1973 Affresco

chiesa dei Santi Giovanni Battista e Gerolamo Emiliani in Magenta


La chiesa, iniziata a costruire nel 1963 e consacrata nel 1980, è giunta gradualmente all’attuale conformazione per quanto riguarda le decorazioni e gli arredi. La decorazione del grande pannello che domina l’abside fu commissionata all’inizio degli anni ‘70 al pittore Mario Bogani (1932-2016). L’artista comasco nel corso della sua carriera ha realizzato più di 200 opere monumentali come questa e numerosi quadri (quattro conservati nella nostra chiesa). I suoi lavori, dallo stile inconfondibile, si trovano in diverse città d’Italia e all’estero e la sua è stata definita “una vita artistica alla ricerca del volto di Cristo”. Anche entrando nella nostra chiesa si viene subito accolti dallo sguardo di Gesù che guarda proprio noi. L’opera, apparentemente semplice, è ricca di particolari significativi. Al tavolo siedono i due discepoli che osservano increduli quanto sta accadendo e il posto davanti a Gesù è libero. Solitamente, nelle opere che narrano questo episodio, Gesù viene rappresentato nell’atto di benedire o spezzare il pane. Qui il pane è già stato spezzato e Gesù lo sta offrendo anche a noi. Nella parte bassa della scena è ripreso il motivo della pavimentazione della chiesa. Quest’ultimo particolare è un chiaro invito dell’artista a proseguire il nostro cammino, sederci a quel posto libero e a riconoscere in quel pane spezzato Cristo Risorto.

CHIESA DI S. GIUSEPPE LAVORATORE

Architetto Luigi Muzio - inizio anni Sessanta XX sec - Chiesa di S. Giuseppe Lavoratore Pontenuovo di Magenta


La chiesa di San Giuseppe Lavoratore di Ponte Nuovo venne consacrata il 1° Maggio 1963 dall’allora Card. Montini, Arcivescovo di Milano, che solo un mese dopo venne eletto Pontefice col nome di Paolo VI. La consacrazione della chiesa andava a concludere un progetto iniziato negli anni ‘50 dalla società SAFFA e curato dagli architetti milanesi Giovanni Muzio e Lorenzo suo figlio. Proprio a quest’ultimo venne affidata la progettazione della chiesa che risente comunque dell’influenza del padre. Giovanni Muzio, uno dei massimi esponenti del movimento artistico Novecento, a Milano progettò opere che segneranno profondamente la città (Ca’ Brütta, Palazzo dell’Arte, la sede dell’Università Cattolica, Torre Turati…). Il progetto di Ponte Nuovo, comunemente conosciuto come “Villaggio Saffa”, prevedeva la costruzione di alloggi per i dipendenti, un asilo nido, una scuola materna, una scuola elementare, una scuola professionale, impianti sportivi, un cinema-teatro, negozi e naturalmente una chiesa con tanto di canonica. In questo contesto visse anche la famiglia di Santa Gianna Beretta Molla, in quanto la casa sponsale era parte integrante dello stabilimento. L’intento era di offrire ai dipendenti la possibilità di vivere la vita in tutte le sue dimensioni a un passo dal posto di lavoro. Inutile dire che questa onnipresenza della Saffa, in alcune circostanze venne vissuta come un po’ troppo invadente. Entrare oggi in questa chiesa, conoscendone l’origine, è come rimettersi nel solco di una storia che ancora continua. Non possiamo non essere grati alle numerose pubblicazioni realizzate da Ermanno Tunesi che ci hanno raccontato la storia della Saffa e di Ponte Nuovo, la stessa gratitudine va al Comitato per Pontenuovo che ci richiama non solo all’esercizio della memoria, ma a una responsabilità quotidiana.

MIRACOLO DI SAN BIAGIO e SAN BIAGIO SOTTOPOSTO A TORTURA

Giovanni Maria Arduino e Antonio da Lugano - sec. XVII olio su tela - chiesa di San Biagio in Magenta


La tradizione popolare, raccolta dai diversi delegati alle visite pastorali, già nel 1567 dichiara che a Magenta è antichissima e molto sentita la devozione a S. Biagio, anche se lo stato della chiesetta è indecente, tanto da non permettere la celebrazione della Messa. La situazione di degrado rimarr  tale fino al 1634, quando Monsignor Faustino Mazenta, a spese sue, ristrutturerà interamente la chiesa dotandola anche della quadreria che possiamo ammirare ancora oggi. Tra queste opere fanno parte anche le due grandi tele, presenti all’ingresso. Monsignor Faustino Mazenta instituir  nel 1637 una cappellania per la celebrazione di Messe presso l’Oratorio di S. Biagio dotandola di alcuni beni immobili posti nel territorio di Magenta. Nel 1884, quando le Madri Canossiane apriranno una loro casa a Magenta, grazie a un legato dei Marchesi Mazenta, ingloberanno la chiesa di S. Biagio nel loro istituto, custodendo cos  questo tesoro e permettendo, ancora oggi, di mantenere l’antica tradizione della “benedizione della gola” nel giorno della festa del Santo il 3 febbraio di ogni anno.

ADORAZIONE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Autore ignoto vicino ad A. Lanzani - sec. XVII/XVIII - olio su tela. Basilica di San Martino in Magenta


Il quadro che oggi vediamo esposto in Basilica presso l’altare della Madonna, in origine si trovava presso la vecchia San Martino. Dalla descrizione di Mons. Corradi nel 1706: “…al di sopra dell’apertura una seconda cornice di marmo nero con un dipinto nel quale si rappresenta il Santissimo Sacramento fatto scendere dal Cielo dagli Angeli, la Madonna, San Giuseppe, S. Simone Apostolo, S. Antonio Abate…”. Il dipinto nel 1706 si trovava sull’altare della Confraternita del Santissimo Sacramento, altare che all’arrivo a Magenta del corpo di S. Crescenzia nel 1817 venne trasformato nel Santuario della Santa Martire. Curioso l’abbinamento dei due santi presenti nel quadro: S. Simone Apostolo raffigurato con una sega da legnaiolo, oggetto con cui fu martirizzato e S. Antonio Abate. A Magenta la devozione a S. Antonio Abate   sempre stata molto viva, tanto che nella visita pastorale eseguita da Padre Leonetto Chiavone nel 1567 viene censita una chiesa dedicata a S. Antonio Abate, fornita di due altari presso i quali si celebrava Messa una volta alla settimana grazie al patronato della famiglia Pietrasanta. I documenti in nostro possesso non ci permettono di individuare l’ubicazione di questo Oratorio che venne demolito nel secolo XVII.